I wanna be a elbaman!

Siamo tornati dall’Elba. Io ingrassata ma felice. D’altra parte se magni&ronfi per 5 giorni consecutivi non ti puoi lamentare (ma puoi iscriverti in palestra: giovedì lezione prova di pilates). Anche la Duda se l’è goduta un casino e ha sopportato trasferte e contrattempi come un piccolo soldatino di stagno dal cuore grande.

Comunque. So di generare stupore scrivendo che farò attività fisica. Qui sono in parecchi a sapere che col ginocchio ricamato da 18 punti di sutura e senza un menisco, un piede rotto ancora dolente, e la Duda da tenere a badarella, per me fare sport è come vincere al lotto. Invece proprio l’Elba, cagione del salvagente traballante che mi sballonzola tra le pudenda e le tette, è all’origine della mia improvvisa risoluzione. Sì. perchè a fine mese l’isola sarà teatro dell’elbaman, una gara di triathlon che ha spinto una fetta consistente di maschi isolani a scorrere davanti ai nostri occhi increduli a piedi o in bici, per tutti i cinque giorni della vacanza.

All’inizio mi dicevo “vè che bravi qui, tutti che si allenano, ci tengono, menssanaincorporesano, e io che invece c’ho ancora l’orata incastrata nell’esofago e un incricco della madonna”. Poi quando abbiamo incrociato vecchietti sulla settantina che pedalavano con pendenze da infarto mi sono detta “Diosanto, allora sono io la peggio carretta di questo mondo! Quello là c’avrà ottant’anni e guarda come stantuffa su quei pedali”. Infine abbiamo visto lo striscione della manifestazione e tutto si è chiarito. Le persone normali all’Elba hanno anche loro un’orata incastrata in gola, o uno stoccafisso alla riese, o quel che è. Quelli che corrono a quel modo, invece, hanno un altro tipo di obiettivo nella vita, a parte vivere. Vogliono assaporare l’esistenza tramite la fatica. Cioè sono minchioni.

Se non che a furia di vedere nonni in calzoncini correre su è giù tra Porto azzurro e Rio Marina mi sono convinta che non posso gettare la spugna a trentasei e rotti anni e bisogna che un po’ mi muova. Ho anche intenzione di mettermi a dieta. Che per me è una fatica disumana, dato che avendo da 18 anni -gravidanza  a parte- un peso stabile di 53 chili su 164 cm di statura, non ho mai conosciuto la parola privazione in campo alimentare. Se poi consideriamo che il mio appetito è di quelli robusti, e quindi non ho mai conosciuto nemmeno la parola moderazione, potete immaginare. Per il momento mi accontenterò di tagliare dolci e affettati, e concentrare il consumo (ridotto) di carboidrati tra colazione e pranzo. Vedremo se basta.

Ad ogni buon conto, vi consiglio l’Elba. Ridefinisce il concetto di umidità dandogli una nuova e più incisiva sfumatura, ma è bella. Vanta spiagge carine e diversi paeselli, noi abbiamo visto Marciana Marina, Porto Azzurro, Rio Marina, Marina di Campo e il Tafanale. Cioè Rio nell’Elba, che in realtà non è il posto più brutto sull’isola, sia perchè non ci siamo mai stati veramente (avendo solo transitato nei paraggi), sia perchè davvero, non era male. E’ che prima o poi uno dei posti avrebbe dovuto vincere la bambolina, come dice il sant’uomo. Per pura sfiga, capite. E il triste primato è toccato a Rio Marina, semplice.

Poi niente, sul far del ritorno il sant’uomo mi ha detto che scrivo male (no, no! L’hai detto! Aaaaaaah!) e quindi c’ho un po’ di depressione. Ma vado comunque avanti. In fondo posso sempre migliorare.

Ah, e poi ho finito Il caso Jane Eyre. Lo confermo, poteva essere un libro fantastico, ma è rovinato da errori e clichè abbastanza gravi anche sul finale, e quindi si autodeclassa a libro appena passabile. Peccato perchè le idee originali non mancano e alcune secondo me sono splendide.

I wanna be a elbaman!ultima modifica: 2009-09-07T10:46:00+00:00da panbox
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