Brisingr: ovvero fuoco (cioè, diamogli fuoco)

Ho finito Brisingr. Non appena ho concluso con sollievo l’opera, dalla terza di copertina ho appreso che il signor Paolini non è un imberbe diciottenne come credevo io. No no. Il signor Paolini di anni ne conta già 25. Ergo, il signor Paolini ha ancora meno scusanti, e a giudicare dalla foto anche una faccia da pinolo veramente rimarchevole. Dalla quarta di copertina, invece, ho tratto la certezza che The New York Times, Usa Today, Booklist e U.S. News & World report accettino bustarelle.

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Dunque, per chi non sapesse cosa succede prima di Brisingr, riassumo io in quattro parole. E’ la solita minestra (quattro parole, visto?). Un ragazzino trova un uovo di drago, il drago esce e lo sceglie come cavaliere, il tiranno mondiale lo scopre, gli uccide i parenti, il ragazzino e la dragonessa partono in cerca di vendetta e si uniscono ai ribelli. Nel secondo libro il ragazzino va dagli elfi dove da scialbo che era diventa un figo, poi torna in tempo per pavoneggiarsi alla battaglia delle pianure ardenti (oh wow! Che nome intrigante!) dove scopre di essere il figlio del socio del tiranno mondiale. Però non gli tagliano via una mano, quindi no, questo incredibile colpo di scena non somiglia a quello de L’impero colpisce ancora, anche perchè il ragazzino scopre di avere un fratello invece che una sorella, e quindi.

E veniamo a Brisingr. Il ragazzino, che chiameremo Ammazzaspettri per cercare di infondere un po’ di dignità al personaggio, parte col cuginetto per liberare la di lui promessa sposa. Poi torna dai ribelli a piedi. Partecipa a qualche scaramuccia, sposa il cugino con la di lui promessa, e riparte a piedi per andare dal fratello nano (acquisito). Qui assiste all’elezione del fratello a re dei nani. Poi finalmente il suo drago muove il culo e lo porta in volo dagli elfi, dove si fa fare una spada, completa il proprio addestramento (in una decina di minuti circa), e scopre di chi è veramente figlio. Perchè probabilmente qualche sciocco recidivo deve aver accusato l’innocente Paolini di aver imbastito un polpettone un po’ troppo simile a Star Wars, quindi Paolini ha scelto di rendere il proprio eroe figlio di un buono anzichè di un cattivo. Cioè nientemeno che del suo vecchio maestro, quello che nel primo libro ha tirato la crepa verso la metà del tomo. Un po’ come se Padmè avesse fatto le corna ad Darth Vader con Obi Wan, capito che storia? Che torbido! Proseguiamo.

Non accade molto altro. Ammazzaspettri torna indietro in tempo per la solita super battaglia, con l’aiuto dell’elfa di cui è innamorato (non corrisposto, per ora, ma tanto lui ucciderà il tiranno mondiale e lei gli sverrà tra le braccia di conseguenza) uccide un altro spettro, e tanti saluti fino al libro quarto.

Possiamo dire a ragion veduta che la storia non sia proprio un esempio di originalità. Però io la curiosità un po’ ce l’avevo, e l’avrei letta con più rispetto, se non che i personaggi sono veramente insopportabili. Quindi per riuscire ad arrivare in fondo ho adottato la strategia bignami: leggere dalle tre alle quattro righe per pagina, e saltare di pacca tutti i capitoli con le gesta del nobile cugino Fortemartello. Ho capito lo stesso cosa succedeva e mi sono risparmiata chilometri di descrizioni sulla nobiltà d’animo di tizio, la corporatura di caio, e il maledetto paesaggio.

I personaggi in questa saga hanno un vizio: sono autocelebrativi. I buoni sono tutti nobili, belli, coraggiosi, tosti, e diventano sempre più forti. Ammazzaspettri per esempio corre come una motocicletta, è forte come terminator e si fa la barba con gli incantesimi. La cosa più bella è quando si punta la sveglia in testa. Sul serio: con un incantesimo sceglie a che ora svegliarsi, e zac! All’ora stabilita un ronzio gli invade il -rattrappito- cervello. E poi Ammazzaspettri è bello: sembra un elfo, ma meno frocetto, ed è immortale. Eppure è sempre umano, giacchè ogni due pagine ci ammorba con le sue paranoie sull’uccidere, la crudeltà della guerra e il suo dovere di eroe su cui poggia tutto il peso del destino del mondo. 

Insomma, lo odio. 

La storia stessa non è priva di falle. Ad ogni piè sospinto salta fuori il tal incantesimo, o il tal artefatto, o la leggenda, o il segreto, o la ricetta di cucina che toglie le castagne dal fuoco agli eroi. Un po’ troppo comodo così. Per esempio, ad un certo punto scopriamo di dove viene la superforza del tiranno mondiale. Non dal fatto che sta giocando a questo rpg online da moooolto più tempo di Ammazzaspettri, e quindi è a milioni di livelli di distanza da lui. No. Questo libro sembra un mmorpg, ma non lo è. La super forza del tiranno sta nei cuori dei cuori che io ho ribattezzato poco finemente i cazzi dei cazzi (ecco, sant’uomo l’ho scritto, sei contento adesso?). Che sono uno degli escamotage più infantili e grezzi che io abbia mai sentito in vita mia. Cioè i draghi possono riversare la loro coscienza dentro questi sassolini, e chi se li accatta può attingervi forza uguale ad infinito. Detto così sembra più bello di quello che è quando poi si prende in mano Brisingr e lo si legge coi propri occhi.

Nei libri di Paolini la magia risolve sempre tutto. E se considerate che qui gli incantesimi se li inventano, neanche li imparano, potete farvi un’idea della piega che sta prendendo la vicenda. Lasciamo stare.

Adesso ho per le mani Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer. Fa schifo anche quello, ma non è un fantasy.

Inizio a capire una cosa: se acclamano un libro devo stargli alla larga. Adesso so di cosa parlava Carver quando si raccomandava di scrivere senza trucchi da quattro soldi. Vorrei che lo avessero spiegato anche al signor Foer e al signor Paolini, entrambi guarda caso, giovani talenti.

Improvvisamente sono felice dei miei 35 anni suonati.

Brisingr: ovvero fuoco (cioè, diamogli fuoco)ultima modifica: 2008-12-02T12:11:03+00:00da panbox
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9 pensieri su “Brisingr: ovvero fuoco (cioè, diamogli fuoco)

  1. Criticare Brisingr è un po’ come sparare sull’uomo che caga, in effetti. Ma dal tuo blog arguisco che tu usi linux. Di più. Ti piace. Dimmi: come è possibile? No perchè sto cercando di imparare anche io (per lavoro) e onestamente lo odio con tutto il mio piccolo cuoricino modalità grafica…

  2. eh eh…..mi piace il concetto alla base di linux. La libertà e la legalità del software completamente scaricabile e ridistribuibile. Sono convinto che ci sono limiti che allo stato attuale non sono superati da linux. Basti pensare a software di uso “comune” tipo photoshop, illustrator e compagnia bella…che se pur possano essere sostituiti dal meraviglioso gimp e altri…..il confronto assolutamente non c’è.
    Per il resto a parte problemi di compatibilità e pigrizia….è perfetto.
    sicuro, veloce, personalizzabile.
    è sicuramente adatto per il 90% della popolazione che non fa altro che navigare su internet e usare office.
    Ma è anche adatto a quella piccola percentuale di smanettoni a cui piace soffrire per fare una cosa banale. comunque sono fiducioso nel progetto.

  3. Brisingr non sarà un’opera eccelsa, ma che mi dite di quando in Eldest, da metà libro in poi, Eragon ha affrontato l’addestramento con Oromis e Glaedr? Quel libro l’ho abbandonata circa 10 volte…e poi l’ho finito in un impeto di nervi visto che avevo speso ben 18,00 euri per comperarlo…
    E comunque non mi piace quando una persona comincia una trilogia e poi per questioni puramente commerciali la trasforma in una quadrilogia o pentalogia o sestalogia…e così via…

  4. Io faccio sempre i complimenti a chi riesce a leggersi un libro di Paolini…
    E’ davvero un’impresa epica, degna dei più grandi eroi fantasy… 😛

    Personalmente, qualche anno fa, acquistai Eragon…e lo abbandonai dopo la morte del vecchio cacacazzo/maestro del nulla/cavaliere jedi/padre (ihihihih)…
    Eragon (almeno la metà che ho letto) mi è sembrato l’esatto esempio di come un libro fantasy NON debba essere scritto…

    Ovviamente poi, sui gusti non si discute…E tanto di cappello a chi riesce a leggersi ‘sti polpettoni! 😀

  5. @Bake
    Dal commento che hai scritto deduco che hai tra i 14 e i 24 anni, sei un maschio, usi più le mani che la testa e hai ancora tanta strada da fare e tanti libri da leggere. Buon percorso.
    Nel caso le mie deduzioni si rivelassero inesatte mi ritengo in buona compagnia.

    In ogni caso ti assicuro che Brisingr non lo rileggerò mai più, quindi dormi pure sonni tranquilli.

  6. Ah ah!! Mi hai fatto troppo ridere! Ho letto questo libro perché, tutto sommato, i due precedenti mi erano piaciuti abbastanza, ma Brisingr ho fatto fatica a finirlo. In effetti l’autore si dilunga un po’ troppo su certi aspetti e il libro non mi sembra scritto “bene” come in Eragon. Forse nel primo volume Paolini era stato aiutato fin troppo, mah! Intanto lui sta raggranellando un bel po’ di soldini.
    Ah, potenza del marketing!!

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